comune.botrugno@libero.it
31 July 2010 - 20:07


 MENU PRINCIPALE

Sindaco, giunta, consiglieri, servizi per il cittadino
Amministrazione
Sindaco, giunta e consiglio, delibere,
bandi di concorso, appalti...

Descrzione del paese
Paese 
Tradizioni, storia del paese, luoghi caratteristici e di culto, cartina, vie principali...

Associazioni, Gruppi,...
Comunità
Gruppi teatrali, coro, Fratres, Pro Loco, Suore Apostole del Catechismo,...

Informazioni per i turisti
Turismo
Dov'è Botrugno, strutture ricettive, intorni interessanti, natura, mare,...

Elenco e servizi delle imprese Imprese
Aziende, attivitą commerciali, servizi per le aziende...


InformaGiovani Informagiovani
Concorsi, Lavoro, Formazione...


Servizi per il cittadino Servizi per il cittadino
Servizi sociali


Link e risorse esterne Link
Comuni dell'Unione delle Terre di Mezzo, Comuni della provincia di Lecce, link utili,...


operazione trasparenza Operazione trasparenza
Operazione trasparenza


albo pretorio Albo Pretorio
Albo Pretorio on line



 Paese » La storia di Botrugno


La storia di Botrugno

Non si vede, non si sente,
è la patria di Morfeo;
tutto dorme quietamente,
di viventi è un gran museo;
e ciascun fa voto espresso
di trattare col suo se stesso.
Lo torreggia a cavaliere
un palagio blasonato;
sembra un nobile messere
che sta li pietrificato;
e che stringe nel suo pugno
il paesello di Botrugno. (Cosimo De Giorni, 1875)

Botrugno vecchio

Così appariva al visitatore, verso la fine dell’Ottocento, Botrugno e il suo palazzo marchesale: una piccola silenziosa, laboriosa comunità stretta attorno al suo maestoso palazzo, simbolo della storia e del prestigio delle famiglie feudali che lo avevano costruito ed abitato.

I Maramonte, padroni di Botrugno sin dal secolo XIII, lo vollero edificare verso il 1400, nella parte più alta del paese, all’estremità di una piccola pianura, delimitata nella parte opposta della Serra che da Scorrano va a Nociglia. Illustre e nobile casato fu quello dei Maramonte, ce annoverò nella propria famiglia anche rinomati condottieri, come quel Raffaele Maramonte, al quale fu innalzato il sarcofago che ancora oggi è possibile ammirare nella Chiesa del Convento, quasi attaccato al palazzo marchesale.

Nel gennaio del 1654 i Maramonte, le cui fortune erano andate precipitando, decisero di vendere il casale di Botrugno, insieme con tutti i suoi beni, compreso il palazzo, ad un’altra non meno nobile e prestigiosa famiglia, quella dei Castriota Granai nella persona di Carlo Castrista, già barone di Melpignano. Da allora i Castriota ne fecero la loro dimora stabile sino al 1817, portandovi lustro e ricchezza, anche grazie ad ardite e non sempre fortunate avventure commerciali.

E fu allora che il palazzo marchesale, che sotto i Maramonte aveva conservato soprattutto le caratteristiche di una piccola fortezza, fu trasformato in una vera e propria residenza nobiliare sino ad assumere la struttura e la fisionomia che conserva sino ad oggi e che ne fa uno dei palazzi più imponenti della provincia di Lecce. I lavori di trasformazione strutturale ed architettonica occuparono la prima metà del 1700, mentre la seconda metà del secolo vide all’opera rinomati pittori “ornamentisti”, (come quel Ludovico Giordani il cui nome è leggibile ancora oggi nel salone centrale del palazzo) che completarono gli interventi decorando ed affrescando gli ambienti superiori del palazzo.

Palazzo marchesale

Chi visita oggi la costruzione resta ammirato per l’ampiezza e il numero dei locali: al piano terra un vasto cortile e un totale di 77 vani, tra cui cantine, depositi e una stalla grande per poter ospitare dodici cavalcature; al primo piano 46 vani, tra cui due grandi saloni oltre alle ampie terrazze che cingono il palazzo. La pietra leccese è l’elemento dominante sia nella struttura portante dell’opera sia nella decorazione esterna, con varietà di copertura a volta che vanno da tipo a botte, a quella di padiglione o a spigolo.

L’accesso avviene attraverso due portoni che recano inquartato lo stemma dei Castriota e dei Maramonte da una parte e quello dei Castriota con i Guarini dall’altra; essi si aprono su un ampio fronte che si conclude con gli spigoli arrotondati del tutto simili e che sorregge una balaustra lunga l’intera facciata con mensoloni di chiara ispirazione barocca. Da uno di questi portoni si accede all’atrio che, tramite uno scalone monumentale, porta ad una prima sala dove il soffitto recava dipinti lo stemma dei Castriota, mentre sulle pareti era possibile ammirare a colori gli stemmi di altre diciotto famiglie leccesi, tutte imparentate con i Castriota. Già nell’Ottocento questo soffitto, oggi completamente demolito, era in gran parte degradato. Passando poi attraverso due stanze dipinte e decorate alla “pompeiana”, si accede alla grande sala di ricevimento, tutta dipinta a fresco in elegante stile barocco ad opera, come si è detto, del pittore Ludovico Giordani, che volle anche lasciare la data di conclusione dei lavori, il 1773. Segue la parte nobile del palazzo;si tratta di quattro stanze in cui si ripetono i motivi ornamentali già presenti nel salone centrale, da una delle quali si può scendere nella cappella del palazzo dedicata a Sant’Anna. Infine si trovano altre sei camere che concludono la struttura del piano superiore.

Giardino del palazzo

Nella parte retrostante del palazzo era attaccato un giardino pieno di alberi comuni ed agrumi, con una casa a tetto, tre pozzi d’acqua sorgiva, con due lunghe file di colonne di pietra leccese che reggevano ampi pergolati sotto i quali erano stati collocati sedili di pietra leccese. Oggi, di questo ampio giardino, rimane solo una piccola parte, in seguito all’apertura delle strade che ne hanno modificato completamente il volto. Così come nulla è rimasto del ricco arredamento e della dotazione pittorica del palazzo che raggiungeva la cifra di 84 pezzi.

Oggi il palazzo è ricordato come il “Palazzo Guarini”. In effetti, i Guarini ne entrarono in possesso solo il 24 maggio del 1817, quando l’ultimo Castriota, che fu anche l’ultimo marchese di Botrugno, Francesco Maria, decise di donare ad Oronzo Guarini la terra e il feudo di Botrugno e lo stesso titolo di Marchese.

Ma allora di potere feudale era già cessato e i nostri comuni erano passati sotto il governo dei decurionati locali. Anche la storia gloriosa del palazzo marchesale si era conclusa.

 MENU PAESE

Storia
» Notizie toponomastiche
» Cognomi
» Stemma del paese
» Le vecchie famiglie nobili
» Storia di Botrugno
» L'orologio per la popolazione
Tradizione
» Racconti
» Proverbi
» 'A caremma
» I "panarari"
Luoghi
» Palazzo marchesale
»  Interni Palazzo marchesale
» Monumento ai caduti
» Foto antiche
» Paesaggi caratteristici
Luoghi di culto
» Cappelle
» Dipinti interni delle cappelle
Cartina
» Stradario
Vie principali
» Foto delle vie principali

Amministrazione   ::   Paese   ::   Comunità   ::   Turismo   ::   Imprese   ::   Informagiovani   ::   Servizi per il cittadino   ::   Link
  Comune di Botrugno -  Largo Indipendenza, 73020 Botrugno - Tel:+39 0836 992213  - Fax:>+39 0836 997205 
Webmaster   Antonia Micocci    :::      WebDesign   Marco Monteduro