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La chiesa rurale "San Solomo" (secolo XV)

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la-chiesa-rurale-di-san-solomo"La chiesa di Santo Solomo ha forma a pianta longitudinale ad aula unica coperta a spioventi ad incannucciata, volgarmente detta a "cannizzu", con campanile a vela. La chiesa venne costruita alla distanza di alcune decine di metri dall'antica strada per Sanarica, (..) in aperta campagna, lungo un percorso che anticamente era molto frequentato dai pellegrini (..).

Non conosciamo con esattezza la data ed i motivi della fondazione del piccolo saccello. E' utile, perciò, fare riferimento alle altre due volte in cui l'affresco e il nome del Santo sono presenti nel Salento:

  • la cripta di Sant'Elena presentre ad Uggiano la Chiesa del XIV secolo (..);
  • l'ambulacro sinistro della Basilica di Santa Caterina a Galatina con l'affresco dello stesso Santo, con gli stemmi gentilizi della famiglia Maremonti, uno dei primi ad essere realizzato nella stessa Basilica. Il Santo cavaliere raffigurato è identificato dalla scritta "S. Solom" e reca una donna inginocchiata in atto di preghiera ai piedi. La donna orante sarebbe identificabile con Sveva Maremonti che nel 1402 donò il casale di Collemeto alla Chiesa di Santa Caterina. Fondamentalmente, pertanto, autorevoli studiosi ritengono che il culto di San Solomo sarebbe connesso con le vicende della valorosa famiglia Maremonti.
Senza soluzione appare l'enigma sull'origine del Santo, in verità sconosciuto alla Chiesa cattolica.
la-chiesa-di-san-solomo-prima-del-restauroNel corso del Settecento venne realizzato, sul lato sud della chiesa un piccolo locale, con la funzione di ospedale per pellegrini e sovrinteso alla guida dei poveri e dei malati.
L'edificio del romitorio è di forma quadrangolare e possiede due porte di accesso, una verso l'esterno e l'altra che immette nella Chiesa. All'interno presnta due grandi stipi incassati nella parete ed un focolare, posto a destra della porta d'ingresso, costituito da un camino per gli usi domestici dell'oblato che era addetto al servizio della Chiesa. La copertura è a spioventi con la tecinca dell'incannucciato, mentre il manto di copertura è a coppi tradizionali. La porta d'accesso introduce in un cortile chiuso che comprende tutta la parte restante della fiancata del sacro edificio non occupata dalla fabbrica.

All'interno la chiesa presenta solo l'altare maggiore addossato alla parete absidale, evidentemente mutilo, l'unico ancora oggi esistente. (..) Un tempo era dedicato alla Vergine Maria, di cui esisteva una raffigurazione affrescata, come più volte riportato nelle varie visite pastorali che si sono susseguite nel corso dei secoli.

Oggi non c'è più traccia dell'alto altare dedicato al titolare della chiesa San Solomo. Di esso rimane solo l'affresco, databile intorno al XV secolo, entro l'incasso nella parete laterale destra, esposta a sud, in gran parte scostato e quasi irriconoscibile. (..) Di tale dipinto oggi, purtroppo, restano solo poche tracce di colore a causa dell'incuria e dell'abbandono del luogo sacro sin dai primi anni del Novecento. (..)

L'edificio odierno, ad aula unica, è suddiviso in due ambienti da un arcone che regge le coperture e la cui funzione originale sembra essere stata quella di dividere l'area presbiterale da quella della navata (..).

La facciata si presnta rimaneggiata nella parte centrale, dove un grande arco evidenzia gli interventi statici eseguiti, permettendo la collocazione del portale architravato e della sovrastante finestra centinata. (..) Sul lato destro della facciata in corrispondenza del cantonale si trova incassato un concio sagomato su tre lati la cui testata raffigura un antico stemma, databile intorno al XV secolo, raffigurante le insegne araldiche della famiglia Maremonti.

Le visite pastorali ricordano che la festa di San Solomo si festeggiava ben tre volte all'anno: il 20 maggio, il 21 giugno e il 18 novembre.

La Chiesa, dopo decenni di abbandono, è stata restaurata e riaperta al culto, su iniziativa di un gruppo di volontari, con risorse del Comune, della Provincia di Lecce e della Regione Puglia. Gli interventi nel 2000 hanno riguardato oltre alla chiesa anche l'attiguo romitorio." (1)

(1Tratto da "Storia Religiosa a Botrugno"

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