La festa del Patrono

Se è certo che la devozione a Sant'Oronzo cominciò a diffondersi a Botrugno verso il 166O, più difficile appare la ricerca del periodo in cui questo santo venne elevato a protettore. Nel catasto onciario del 1749 si legge che l'università di Botrugno impegnava nel suo bilancio lO ducati "per la festa del glorioso S. Antonio protettore". E', quindi, ipotizzabile che soltanto tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, si decise di optare per la protezione di Sant'Oronzo. Da allora, il26 agosto di ogni anno, si celebra la festa di questo santo, ed è festa grande, vera festa di popolo.
La devozione al "protettore" è alle radici della religiosità popolare, che in questa protezione ripone speranze ed aspettative, e vi ritrova il ricordo della tradizione dei padri. Per questo, per tale profonda capacità di evocazione, riti e cerimonie si ripetono, da sempre, nello stesso modo, secondo schemi immutabili. La processione è il momento culminante di questa coralità: vi partecipano credenti e non credenti, emigranti e volti ormai sconosciuti per la lunga assenza dal loro paese natio.

La preparazione dura un intero anno, a partire dalla costituzione del comitato organizzativo (o commissione della festa). Esso è composto da cinque persone, tra le quali uno o più priori ed il cassiere, ed è affiancato da un numero non fisso di assistenti, il cui compito è andare in giro per le case a raccogliere le offerte. Spetta al comitato l'organizzazione della festa, dalla scelta dell' addobbo per il paese (orchestra ed archi, il cosiddetto "p aramentu"), ai fBochi d'artificio, ai complessi bandistici. La domenica successiva alla sua costituzione, il parroco legge in chiesa, "alla messa prima", i nomi dei componenti il comitato, che da quel momento può ritirare la "cascetta" (si tratta di una piccola cassa che viene usata per la questua) e iniziare il lungo lavoro per la raccolta dei fondi. Un tempo era molto importante che la formazione del comitato avvenisse già a settembre, poiché buona parte delle offerte veniva data in natura (vino, olio, formaggio, pomodori. 00)' Risale a quel periodo una antica e simpatica tradizione: la macinula te Santu Ronzu. Su un arcolaio di forma cilindrica o conica, costruito con paletti di legno (era questo, appunto "la macinula") venivano appese le offerte in natura: filze di pomodori gialli o rossi, melagrane, melloni d'inverno, peperoni, vino, olio, salsa di pomodori, arance, formaggio, ecc. . Così allestita, la macinula restava esposta al pubblico per vari giorni, durante i quali si procedeva alla vendita dei bigliet1i per la riffa o sorteggio, ed entro i120 febbraio, in un giorno di domenica, veniva fatta l'estrazione del biglietto vincente. Oggi la "macinula" è una tradizione che si ripete senza molto interesse; un tempo, era motivo di particolare attrazione e di partecipazione collettiva.

La data del 20 febbraio non è scelta a caso. In quel giorno si celebra la festa piccinna di S. Oronzo, o Santu Ronzu Piccinnu, o la capu te Santu Ronzu. 1120 febbraio 1743, la provincia di Lecce fu salvata dal terremoto, che devastò le zone vicine; da allora si cominciò a ricordare l'avvenimento con questa festa. A Botrugno si porta in giro non la statua intera del Santo, ma una raffigurazione in cartapesta della testa in ricordo del suo martirio.
Dopo questa prima celebrazione che, tra l'altro, chiude il periodo invernale, l'attesa è rivolta alla grande festa di agosto, che viene preceduta da un periodo di preparazione, la cosiddetta "undena": (undici giorni) durante i quali si svolgono in chiesa i riti preparatori in onore del Santo. Nel passato anche questo avvenimento registrava una ampia partecipazione popolare. Ma il momento di maggiore partecipazione resta la processione che, secondo la tradizione, dovrebbe "girare" tutte le vie del paese. Il lungo corteo è preceduto ed annunciato da due lunghi stendardi pendenti da una solida asta. A distanza si snoda il corteo; la statua del Santo viene fatta precedere dai componenti delle varie associazioni cattoliche e, poi, dal comitato organizzatore. Seguono il parroco,l' Ammistrazione comunale, i vari complessi bandistici e, infine, tutto il resto dei partecipanti. Un tempo la statua del Santo era trasportata a spalla dai cittadini più devoti; per godere di questo privilegio venivano fatte delle offerte, prima della partenza della processione. Durante il percorso vengono accesi vari fuochi d' artificio: danno l'annuncio della festa anche ai paesi vicini. Infine, prima di essere trasportata in chiesa, la statua viene rivolta verso il popolo, mentre la banda suona un ultimo brano musicale. In chiesa segue la celebrazione della messa con i paramenti sacri più preziosi e la "predica di S. Oronzo", che è un altro intenso momento di religiosità popolare.
Continuano per tutto il giorno i festeggiamenti civili, con l'esibizione dei vari complessi bandistici. Poi, la statua del Santo verrà chiusa nella sua custodia, dove rimarrà sino all'anno seguente. L'ultimo atto è costituito dalla consegna al parroco del bilancio finanziario formulato dal comitato organizzatore e simboleggiato dalla restituzione della "cascetta". La domenica successiva, durante la messa, il parroco dà lettura del bilancio alla popolazione e depone sull'altare dedicato al Santo la "cascetta" come invito a formare la nuova commissione.
Le feste
La comunità parrocchiale ogni anno festeggia solennemente il Santo Patrono Oronzo, Vescovo e Martire il 26 agosto, in concomitanza con la grande festa di Lecce. Il 20 febbraio, poi, vive un secondo appuntamento annuale ricordando il Patrocinio del Santo sul paese.
Le altre feste che ricorrono annualmente e che sono celebrate anche con festeggiamenti civili sono la festa di S. Antonio da Padova, tre feste mariane: quella della Madonna della Serra a maggio, la festa dell’Assunta e quella della Madonna di Costantinopoli.
Di particolare suggestione è la tradizione processione del mattino del Sabato Santo.
Foto processione Sabato Santo:

